| I vecchi
della zona raccontano che alla Canta ,
chiamata "La Cascina
dei misteri", di notte, lungo i fossi, si riunivano le
Fate e gli Spiriti... Sembra che realmente, nei primi anni del
novecento, la Cascina Canta sia stata rifugio del "Biondino",
bandito piemontese, passatore e amante della bella vita e delle
belle donne. In tempi più recenti era nota come "La Cassina di Mandian" e chi ci abitava era " 'l mandian
d'la Canta". Nel 1967 fu acquistata dagli attuali proprietari, che se ne innamorarono a prima vista
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Il "Biondin", Francesco Demichelis,
amava le donne, il vino e il ballo; passioni che gli furon fatali
in una tiepida serata di inizio giugno sull'aia della Cascina
Campesio a Carisio. Era nato il 16 Marzo 1871 a Villanova Monferrato,
piccolo centro alle porte di Casale.
Era un abile carrettiere, mestiere che affinò trascorrendo
quattro anni di militare in cavalleria. Nella primavera del
1898, durante un viaggio di trasporto, assalito da un grassatore
reagì violentemente uccidendolo, braccato dalle forze
dell'ordine si diede alla macchia iniziando così la sua
carriera di "Camminante".
Con un complice, certo Luigi Fiando detto il Moretto, iniziò
a girovagare per le cascine del vercellese, pavese e novarese.
Grazie alla sua abilità nello sfuggire ai Carabinieri
e alla sua generosità nello dispensare feste e libagioni,
si creò la fama di "Robin Hood" delle risaie
che rubava ai ricchi per dare a i poveri.
La sera del 7 Giugno 1905, alla Cascina Campesio di Carisio,
il "Biondin" in compagnia dell'amico Cesare De Maria
di Saluggia, improvvisò la solita festa da ballo.
Mentre volteggiava, al suono di una fisarmonica con la sua occasionale
compagna, irruppero nell'aia le forze dell'ordine che da tempo
lo stavano pedinando.
Nel parapiglia generale il De Maria si arrese mentre il Demichelis
ingaggiò un duello con il Carabiniere Raffaele Soverini
che, sebbene ferito, lo colpì al petto uccidendolo all'istante.
La morte del "Biondin" ebbe una vastissima eco, alcuni
giornalisti scrissero: "... questa sarà l'ultima
volta che si parlerà del Biondino dopo di chè
il suo nome cadrà nell'oblio...".
Si sbagliavano. Le sue gesta, ingigantite e mitizzate, furono
consegnate ai "Cantastorie" e per decenni le loro
ballate echeggiarono tra le risaie ed i campi, trasformando
il "Biondin" in personaggio simbolo e testimone della
sorda e disperata voglia di ribellione che covava tra le classi
subalterne agli inizi del '900. |